N E W S


25 febreio 2004

Banca 121. Fazio indagato. Cauti i politici che chiedono chiarezza
Roma, 25 febbraio 2004

 Un "atto dovuto" per la Banca d'Italia; una decisione che "conforta" le associazioni dei consumatori; e in mezzo il mondo politico che chiede di "fare chiarezza con sollecitudine" sulla vicenda. Sono state queste le reazioni a caldo alla notizia che il governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, è stato indagato per favoreggiamento reale nel delitto di truffa aggravata e continuata per il collocamento di presunti prodotti ingannevoli emessi dalla ex Banca 121. Da Palazzo Koch è stata ribadita l"'assoluta linearità e correttezza dei comportamenti dell'istituto" sulla vicenda della vendita dei prodotti finanziari in questione.

 L'iscrizione nel registro degli indagati, hanno fatto presente da via Nazionale, "non può che essere un atto dovuto in quanto la Banca d'Italia, sia pure infondatamente,è stata chiamata in causa in una denuncia di clienti dell'ex Banca 121". Anche per la Procura di Trani l'iscrizione del governatore Fazio nel registro degli indagati "è un atto dovuto", compiuto in base alla presentazione dell'ennesimo esposto-querela presentato dall'avv. Gaetano Scamarcio che nei mesi scorsi aveva già prodotto sulla vicenda quattro memorie al pm inquirente, Antonio Savasta. Conversando con i giornalisti il premier Silvio Berlusconi ha commentato: "Le notizie negative sorprendono sempre e dispiacciono. Certamente, dovremo considerare anche questo fatto, che si è aggiunto agli altri che già conosciamo". (da rai.it)


10 febbraio 2004 da www.antennasud.it
PER LA EX BANCA 121 NUOVI SEQUESTRI
di Paola Codici redazione@antennasud.com Clicca qui per stampare la notizia


I militari hanno visitato l'ex sede centrale della 121 di Lecce, la filiale di Molfetta e quella di Bisceglie, la più grande struttura compartimentale del Nord-Barese. Sotto sequestro sono finite carte che gli inquirenti definiscono significative ed importanti. Tra queste alcune circolari, sinora inedite, denominate "Rush finale 2000". Sarebbe stata l'ultima frontiera per rastrellare soldi ai risparmiatori dell'ex Banca 121.
Una volta acquisito l'ex istituto salentino, il Monte dei Paschi di Siena non avrebbe cambiato rotta.
Intanto domani in Procura è atteso un dirigente del Monte Paschi per fare il punto sulle conciliazioni sinora concluse.

 

10 febbraio 2004

 

da www.telenorba.it
 

Cronaca


 

Titolo: BANCA 121, ALTRA SCOPERTA
URL Web: N/A
Scritto da: VINCENZO MAGISTA' - [e-Mail]
Data 10-Feb-2004
Doveva essere, come lo stesso nome del titolo indicava, un rush finale, una super-volata per sbancare sul mercato del risparmio. Ma si trasformo' in un flop, per una imprevista foratura proprio
sul viale di arrivo. La Banca 121, dopo “My Way” e “For You” aveva messo in cantiere “Rush Finale 2000”, un altro super-fondo truffa, fratello gemello degli altri due, ma con una missione speciale: raschiare anche il fondo del mercato del risparmio. Ma l'operazione non ando' a buon fine. I direttori di alcune fra le filiali piu' importanti della banca si rifiutarono di collaborare. Adesso basta, avrebbero detto alla direzione generale, la truffa si fa grossa e ingestibile. E cosi' fu. Le tracce di questa nuova clamorosa scoperta sono state trovate e sequestrate ieri nella sede centrale della banca, a Surbo, dagli uomini della guardia di finanza inviati dalla procura di Trani che sta conducendo l'inchiesta. Perquisizioni e sequestri sono avvenuti anche nelle filiali della 121 di Molfetta e Bisceglie, dove sarebbero stati trovati altri riscontri. Fra questi, anche le minacce che il personale che si rifiutava di collaborare subiva. Come capitava ai cassieri, che benche' avessero un altro compito, erano sollecitati a fare i promoter coi clienti che si presentavano in banca per qualsiasi altro tipo di operazione. E chi non lo faceva, ne subiva le conseguenze. Le persone iscritte
nel registro degli indagati finora sono, intanto, salite a 37.
 

 


12 gennaio 2004

sito web :http://www.mantovano.org/gironale_12_1_4.htm

ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTER

Interventi sulla stampa

Articolo pubblicato su il Giornale
(Sezione:    Pag.  5  )
  Lunedì 12 gennaio 2004

FABRIZIO DE FEO

«Quando la Banca 121 stava con D'Alema»

Mantovano (An): «L'indagine parlamentare si deve occupare anche dei rapporti tra l'istituto pugliese e i Ds»>


da Roma «L'indagine parlamentare dovrà chiarire anche i rapporti tra i vertici dell'ex Banca 121 e Massimo D'Alema». Il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, torna sullo scandalo che ha bruciato, soprattutto in Puglia, centinaia di milioni di euro. Lo fa ricordando le varie tappe di un affaire che portò alla vendita di prodotti finanziari dalle caratteristiche ingannevoli con rendite fisse promesse dell'8,50 all'anno e margini di rischio estremamente elevati.

Onorevole Mantovano, in questi giorni si parla molto di sovrapposizione tra politica e sistema bancario. Lei ha sollevato con forza la questione della Banca 121. Vuole raccontarci come andarono le cose?
«La vicenda è semplice: alla fine degli anni '90 partì una operazione tesa alla costruzione di un grosso polo bancario che avrebbe dovuto nascere dall'accorpamento tra Monte Paschi e Bnl. Per arrivarci erano necessarie alcune tappe intermedie: la più significativa era l'incorporazione della Banca del Salento da parte del Mps. La Banca del Salento era una banca in crescita con un rapporto di fiducia molto stretto con la clientela. Quest'insieme di operazioni era fortemente voluto da quella parte significativa della sinistra che faceva capo a Massimo D'Alema, allora presidente del Consiglio».

Poco prima deli'acquislzlone la Bancadei Salento inizia a emettere prodotti finanziari a capitale non garantito.
«Si, vennero collocati, al fine di aumentare l'appetibilità della banca, i prodotti My Waye 4You, per circa 150 milioni di euro. E poi i fondi strutturati per i quali c'era la denominazione ingannevole di Btp-Tel o Btp on-line come se avessero caratteristiche simili ai titoli di Stato».

Quanti sono I rispanniatori Interessati dalla vicenda?
«Sono 11.700 solo a Brindisi, Lecce e Taranto. Per queste tre province si parla di 325 milioni di euro soltanto per quei fondi denominati come Btp».

Coloro che hanno sottoscritto l'investimento erano davvero ignari del rischi che correvano?
«La stragrande maggioranza pensava di fare un investimento corazzato, pensionati che avevano nella Banca del Salento un rapporto pluridecennale. Vedendosi proporre titoli denominati in quel modo non si sono posti il problema dei rischi. In moltissimi casi non è stato neppure fatto sottoscrivere loro il foglio con Le avertenze sul rischio».

A quali perdite vanno Incontro questi investitori?
«I titoli scaduti il 31 dicembre scorso fanno registrare perdite non inferiori al 25% ma spesso anche molto più alte. Ora c'è un duplice accertamento in corso. il primo è dell'autorità giudiziaria sulle modalità dei titoli sottoscritti. L'ipotesi di reato è quella di truffa. L'altro accertamento è quello che sta facendo il Monte dei Paschi con le associazioni dei consumatori per eventuali rimborsi».

Lei punta il dito contro il suo ex aversario nel colieglo elettorale dl Gallipoli, Massimo D'Alema. Cosa gli imputa?
«Io a D'Alema faccio rilievi politici e non giudiziari. Non mi sogno di dire che D'Alema stesse dietro gli sportelli delle banche a convincere i risparmiatori a sottoscrivere titoli ambigui. Io punto il dito sulla cornice generale di questa manovra che ha interessato il vasto scenario delle banche italiane e non si è conclusa con il passaggio più importante: l'incontro tra Mps e Bnl perché, nel frattempo, cambiarono tante cose, compreso il governo».

La procura di Trani ha inviato informazioni di garanzia agli ex vertici di Bancal2l.
«Si, sotto indagine c'è l'ingegner De Bustis, vicinissimo a D'Alema per sua stessa ammissione. De Bustis si mostrò più volte in pubblico con lui e non ebbe una funzione di mero supporto psicologico. Esistono fior di documentazioni con servizi su reti locali che hanno mostrato riunioni fatte insieme al personale di Mps e Banca 121. Ma c'è un aliro aspetto che mi lascia perpiesso».

Quale?
«Tra il secondo semestre del 2000 e il primo semestre del 2001 si registrò nell'istituto un boom di assunzioni che si bloccarono nel maggio 2001. È un dato oggettivo. Ora l'istituto dichiara una situazione di esubero ma il verfice attuale di Monte dei Paschi promette che non ci saranno contraccolpi occupazionali».

Ritiene che la commissione di indagine dovrebbe concentrare la sua attenzione anche su Banca 121?
«Certamente sì. Questa vicenda non ha avuto il rilievo mediatico che meritava perché schiacciata da Parmalat Bisogna approfondire e capire come sia stato possibile piazzare questi titoli senza controlli».


    


http://www.aduc.it/dyn/dilatua/dila_mostra.php?id=76936

Banche. Mps, ex direttore generale De Bustis Figarola indagato per truffa

Guardia di Finanza
Guardia di finanza

Roma, 22 dicembre 2003
 

L'ex direttore generale della banca del Salento e del Mps, Vincenzo De Bustis Figarola, ora amministratore delegato della Deutsche Bank in Italia, è tra le 23 persone indagate per truffa aggravata nell'indagine che oggi ha indotto la procura della Repubblica di Trani a far sequestrare dal Gico della Guardia di finanza prodotti finanziari dell' ex Banca 121.
  
Tra gli indagati c'è' anche Lorenzo Gorgoni, ex presidente di Banca 121 e, dal maggio scorso, componente del comitato esecutivo di Mps.

Tra gli indagati figura anche l'allora direttore delle vendite dell'ex Banca 121, Giuseppe Pacileo. Nei confronti delle persone sottoposte ad indagini militari del Gico di Bari stanno ultimando in queste ore le notifiche di avvisi di garanzia.
  
A quanto si è saputo, al momento della vendita di Banca 121 a Mps, dai documenti prodotti dalla banca pugliese emergeva che la stessa aveva un Return on equity (Roe) altissimo, pari a circa il 20%, contro l' 8% che registravano, tra il 1999 e il 2000, alcune tra le più importanti banche italiane. Il Roe è il grado di redditività del capitale proprio ed è il quoziente di massima sintesi della performance aziendale.
  
Per far innalzare il Roe, e quindi il valore sul mercato della banca, i vertici della Banca 121 - ritiene di aver accertato il Gico - avrebbero rivolto anche minacce ai dipendenti dell'istituto di credito ai quali avrebbero impartito l'ordine perentorio di vendere in massa i prodotti finanziari finiti oggi sotto sequestro.


 

Trani, 22 dicembre 2003
 

Le indagini sui prodotti finanziari di Banca 121 sono state avviate in base alle numerose denunce fatte dai clienti. La procura di Trani ne ha raccolte circa 150, ma ritiene che molte persone che non sanno ancora di essere state truffate presenteranno denuncia quando, il primo gennaio prossimo, si accorgeranno che i bot che loro ritenevano investimenti sicuri sono in realtà spariti.
   Infatti, secondo quanto accertato dal pm Savasta, gli investitori hanno acquistato i prodotti di banca 121 convinti della "certa restituzione del capitale", mentre hanno subito perdite medie di almeno il 65% su capitali che vanno dai 4.000 euro del più piccolo investitore ai 500.000 del piu' grosso. Gli investigatori, inoltre, hanno appurato che, per promuovere il prodotto e indurre la clientela all' acquisto, la Banca 121 aveva assunto nuovi promotori finanziari con scarse conoscenze giuridiche, che quindi avevano anche poca consapevolezza dei rischi del prodotto che mettevano in vendita.

   La procura ha accertato che, dal momento dell' investimento, i clienti non hanno mai ricevuto informazioni sull' andamento delle operazioni e questo, secondo il pm inquirente, è avvenuto contrariamente a quanto previsto dalla legge che obbliga la banca a fare comunicazioni in caso di perdite superiori al 50% dell' investimento. "Oggi - ha detto Savasta - se un cliente che ha sottoscritto uno dei tre programmi digita l' estratto conto non trova nessuna comunicazione: vede solo l' indicazione dei bot investiti; quindi molte persone ancora non sanno di essere state truffate e il prossimo primo gennaio "avranno il loro regalo di Capodanno, scoprendo che i bot sono spariti".

Dalle indagini è emerso anche che il prodotto è stato concepito nella sede centrale di Lecce della Banca 121 da "esperti di prodotti finanziari" e che a tutte le sue filiali la stessa direzione centrale aveva impartito la direttiva di "commercializzare a tutti i costi il prodotto". Questa circostanza, secondo gli inquirenti, sarebbe stata confermata anche dalle dichiarazioni raccolte da soggetti interni alla banca, dal racconto fatto agli investigatori da un ex direttore di filiale e dalle stesse lettere che erano trasmesse alle sedi distaccate con le quali si imponeva la vendita del prodotto e si minacciavano "sanzioni" per i direttori che non avessero realizzato un certo budget stabilito nella vendita dei prodotti